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Gli Emirati aderiscono al CARF: dal 2027 gli exchange di criptovalute comunicano i dati alle autorità fiscali

Gli Emirati hanno firmato l'accordo internazionale per lo scambio automatico di dati sulle cripto-attività, il CARF. Le piattaforme locali raccoglieranno i dati dei clienti dal 2027, il primo scambio è nel 2028. Nessuna nuova imposta sui redditi da cripto.

Gli Emirati aderiscono al CARF: dal 2027 gli exchange di criptovalute comunicano i dati alle autorità fiscali
Grafica in inglese.

Gli Emirati hanno aderito al CARF, il Crypto-Asset Reporting Framework, un accordo internazionale, elaborato dall'OCSE, per lo scambio automatico di dati su detenzioni e operazioni in cripto-attività. Interessa soprattutto chi detiene cripto pur essendo residente fiscale in un altro Paese ma vive o fa affari negli Emirati. Ecco che cosa cambia e quando.

Che cos'è il CARF e perché gli Emirati hanno aderito

Il CARF è il corrispettivo cripto del CRS (Common Reporting Standard), il sistema con cui le banche di tutto il mondo scambiano già i dati sui conti dei residenti fiscali stranieri. Il CARF estende lo stesso principio alle cripto-attività: i prestatori di servizi — exchange, custodi, broker — devono raccogliere i dati dei clienti e delle operazioni e comunicarli alle autorità fiscali dei Paesi in cui ciascun cliente è residente fiscale. Il Ministero delle Finanze degli Emirati ha firmato il Multilateral Competent Authority Agreement (MCAA) nell'ambito del CARF; il quadro copre 67 giurisdizioni, tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Francia e Germania.

Calendario: 2027 e 2028

La raccolta dei dati da parte dei prestatori con sede negli Emirati inizia nel 2027. Il primo scambio automatico di tali dati tra i Paesi partecipanti segue nel 2028. Nell'autunno 2025 il Ministero delle Finanze degli Emirati ha condotto una consultazione pubblica di otto settimane sulle norme locali del CARF (dal 15 settembre all'8 novembre 2025), con il contributo di exchange, broker, custodi e consulenti: ciò significa che a settembre 2026 il Paese sta costruendo attivamente il quadro normativo per un avvio nel 2027, e non si limita a manifestare un'intenzione.

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Che cosa viene raccolto esattamente

Una volta operativo il quadro, le piattaforme cripto autorizzate negli Emirati dovranno verificare la residenza fiscale del cliente e comunicare i dati su operazioni e posizioni, nello stesso modo in cui le banche già comunicano sui conti bancari ai sensi del CRS. L'effetto pratico: se siete residenti fiscali di un Paese che partecipa anch'esso al CARF, la vostra autorità fiscale riceverà nel tempo i dati sulla vostra attività in cripto tramite un exchange registrato negli Emirati, che l'abbiate dichiarata voi o meno.

Che cosa non cambia

L'adesione al CARF non introduce un'imposta sul reddito da cripto di un singolo investitore negli Emirati: trading, staking e mining da parte di privati restano non tassati. L'unica eccezione è quando l'attività in cripto è classificata come operazione commerciale — per una società registrata negli Emirati, ad esempio — nel qual caso l'imposta sulle società si applica all'utile. La distinzione conta: il CARF riguarda trasparenza e condivisione dei dati, non una nuova imposta interna.

Che cosa significa in pratica

Per chi detiene un immobile negli Emirati finanziato in parte con cripto, è un altro motivo per tenere in ordine fin d'ora la documentazione sull'origine dei fondi. Entro il 2027–2028 l'attività in cripto non sarà più opaca per le autorità fiscali del Paese da cui il capitale proviene, e ricostruire a posteriori uno storico dei pagamenti sarà molto più difficile che documentarlo correttamente al momento dell'operazione.

Lo stesso principio vale già per i conti bancari: si veda che cosa comunicano le banche ai sensi del CRS in «Che cosa comunica la vostra nuova banca su di voi, e a chi».

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