Quanti sono i migranti nel mondo: i 304 milioni dell’ONU e l’origine dei «165 milioni»
Circola l’affermazione che nel 2026 la migrazione abbia raggiunto 165 milioni di persone. Nelle fonti primarie questa cifra non esiste. Ecco che cosa misurano davvero ONU e ILO, la differenza tra stock e flusso e perché i rapporti danno numeri diversi.
Nelle sintesi circola una frase: «nel 2026 la migrazione è cresciuta fino a 165 milioni di persone». Né il rapporto del Segretario generale dell’ONU né il World Migration Report 2026 contengono questa cifra. La corrispondenza più vicina è una stima dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) — 167,7 milioni di persone — e si riferisce al 2022, non al 2026.
La confusione non è casuale: la migrazione si misura in tre modi diversi e i risultati non sono intercambiabili. Ecco che cosa c’è davvero dietro ciascun numero.
Il punto pratico è semplice. Se confrontate dei Paesi prima di un trasferimento, o valutate il mercato degli affitti in un Paese con un’alta quota di residenti stranieri, conta che cosa sia stato misurato esattamente: le persone che vivono fuori dal Paese di nascita sono un numero, quelle che lavorano all’estero un altro, e nessuno pubblica un conteggio globale annuo degli attraversamenti di frontiera.
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Stock: 304 milioni di persone vivono fuori dal Paese di nascita
La cifra principale proviene dal dataset International Migrant Stock 2024 della Divisione Popolazione dell’ONU. A metà 2024, 304 milioni di persone — il 3,7 % della popolazione mondiale — vivevano fuori dal Paese di nascita. La stessa stima è ripresa nel World Migration Report 2026 e nel rapporto di febbraio del Segretario generale dell’ONU.
La parola «stock» è importante. Non si tratta del conteggio degli spostamenti compiuti in un anno, ma del numero di persone che, alla data di osservazione, vivono fuori dal Paese di nascita: un totale accumulato nel corso di decenni.
Come è costruita davvero la cifra
- Il criterio è il Paese di nascita. Dove il censimento non rileva il luogo di nascita (Stati del Golfo, parte dell’Asia), si usa la cittadinanza. Sono cose diverse: secondo la cittadinanza, «migrante» comprende sia chi è arrivato ieri sia chi è nato nel Paese da genitori espatriati.
- La soglia temporale è di 12 mesi. Secondo le raccomandazioni dell’ONU, un migrante di lungo periodo è chi ha cambiato il Paese di residenza abituale per un anno o più. Da tre a dodici mesi si parla di breve periodo, mentre turismo, cure mediche, pellegrinaggi e viaggi d’affari non sono conteggiati affatto.
- Le fonti dei dati sono i censimenti come base, i registri anagrafici dove esistono (Scandinavia, Paesi Bassi), le indagini nazionali sulle famiglie e i dati amministrativi. I rifugiati sono aggiunti sulla base dei dati delle agenzie ONU competenti.
- La data di osservazione è metà anno, il 1° luglio. La copertura comprende 233 Paesi e territori, con alcune serie che risalgono al 1990.
- L’aggiornamento 2024 è stato ricalcolato integralmente per 60 Paesi — quelli con un censimento recente, una popolazione migrante particolarmente numerosa o flussi di rifugiati rilevanti. Per gli altri, la stima proietta in avanti il dataset del 2020. Una parte significativa della cifra globale è quindi un modello, non un conteggio nuovo.
Lavoratori migranti: 167,7 milioni — la vera fonte dei «165»
L’Organizzazione internazionale del lavoro misura una cifra più ristretta: quanti migranti fanno parte della forza lavoro nei Paesi in cui vivono. La quarta edizione delle sue Global Estimates on International Migrant Workers (dicembre 2024) la fissa a 167,7 milioni di persone per il 2022 — il 4,7 % della forza lavoro mondiale.
Di questi: 155,6 milioni occupati, 12,1 milioni disoccupati. I Paesi ad alto reddito rappresentano 114,7 milioni, ovvero il 68,4 % dei lavoratori migranti del mondo.
Non è il risultato di una rilevazione a parte: è un modello costruito sopra i dati ONU sullo stock — i tassi di partecipazione alla forza lavoro tratti dalle indagini nazionali sull’occupazione vengono applicati alla stima dello stock di migranti, e il risultato è esteso ai Paesi privi di tali indagini. L’edizione 2024 usa una nuova metodologia, quindi non è confrontabile con le edizioni precedenti per semplice sottrazione: la linea di tendenza dell’ILO vale solo per la serie ricalcolata.
Flusso: il numero che non esiste
Il terzo modo di contare è quante persone hanno attraversato una frontiera con l’intenzione di restare, in un dato anno. Questi dati sono raccolti dalle autorità nazionali di frontiera e immigrazione e non sono confrontabili tra Paesi: alcuni contano i permessi di soggiorno rilasciati, altri le registrazioni di residenza, altri ancora non contano nulla.
Per questo la frase «nel 2026 la migrazione è cresciuta fino a N milioni» non regge strutturalmente: nessuno pubblica i flussi annuali globali. Ciò che viene pubblicato è uno stock, a una determinata data.
Che cosa misura davvero ciascun numero
| Cifra | Che cosa misura | Chi la pubblica |
|---|---|---|
| 304 milioni | residenti fuori dal Paese di nascita, metà 2024 | Divisione Popolazione dell’ONU |
| 281 milioni | stessa misura, ma con dati 2020 — una versione superata | World Migration Report 2024 |
| 167,7 milioni | di questi, nella forza lavoro, 2022 | ILO |
| 155,6 milioni | di questi, occupati, 2022 | ILO |
| ~123 milioni | sfollati forzati, per lo più all’interno del proprio Paese | UNHCR |
L’ultima riga spiega un altro errore frequente: gli sfollati interni non rientrano affatto nei 304 milioni, perché non hanno mai attraversato una frontiera.
Che cosa questi numeri non vedono
- I migranti irregolari — solo nella misura in cui un censimento li rileva per caso. La sottostima esiste ovunque.
- I lavoratori a breve termine e stagionali — lavoro a turni, edilizia, raccolti restano sotto la soglia annuale.
- I figli di migranti nati nel Paese di destinazione: per Paese di nascita sono locali; per cittadinanza, in alcuni Paesi, non lo sono.
- La migrazione di ritorno: chi è partito ed è tornato non compare affatto nella cifra dello stock.
Perché conta per gli Emirati
Gli Emirati sono un caso estremo su questa scala: circa nove residenti su dieci sono nati all’estero, una delle quote più alte al mondo. Qui il conteggio avviene per cittadinanza e non per Paese di nascita, per cui le statistiche considerano ancora «migrante» chi vive a Dubai da vent’anni e anche suo figlio nato in città.
Per il mercato immobiliare questo si traduce direttamente in ciò che si osserva nella pratica: la domanda di affitto è plasmata non da turisti o cittadini, ma da residenti con visti di lavoro e di investitore, e le statistiche non misurano quanto a lungo restino. Quando in un rapporto vedete una cifra sulla migrazione, controllate prima che cosa c’è dietro: stock o flusso, Paese di nascita o cittadinanza, quale anno dei dati e quale anno di pubblicazione. Sono due anni diversi, e scambiarli è l’errore più comune nelle sintesi di seconda mano.