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I porti degli EAU: il cuore industriale del Paese

Dai varchi storici alle reti globali: i porti che tengono in movimento il Paese. Da Mina Zayed nel 1972 a Jebel Ali e Khalifa Port, come l'infrastruttura portuale degli EAU alimenta in silenzio la sua economia.

I porti degli EAU: il cuore industriale del Paese
Grafica in inglese.

I porti degli EAU sono molto più che luoghi in cui le navi caricano e scaricano merci. Formano un'ampia rete logistica che collega fabbriche, magazzini, zone franche, infrastrutture energetiche e rotte commerciali internazionali. Gran parte di ciò che arriva sugli scaffali dei supermercati, nei cantieri e negli impianti industriali degli Emirati è passata attraverso questo sistema.

1972: le fondamenta

Le fondamenta furono poste all'inizio della storia del Paese. Nel 1972, a un solo anno dalla nascita degli EAU, entrarono in funzione Mina Zayed ad Abu Dhabi e Mina Rashid a Dubai. Entrambe le città crescevano rapidamente e i nuovi porti fornivano i materiali e le merci necessari a sostenere quella crescita. Allo stesso tempo, terminal dedicati già esportavano petrolio, facendo del commercio marittimo uno dei pilastri dell'economia nazionale.

Jebel Ali e JAFZA: il più grande porto artificiale del mondo

Dubai compì il passo successivo sette anni dopo con l'apertura del porto di Jebel Ali su un tratto di costa allora in gran parte privo di sviluppo. Nel 1985 fu istituita nelle vicinanze la Jebel Ali Free Zone (JAFZA). Questa combinazione permise a produttori e aziende logistiche di importare componenti, assemblare o confezionare i prodotti vicino al porto e poi redistribuirli a livello internazionale.

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Magazzini, fabbriche e strutture logistiche si espansero gradualmente attorno al porto, trasformando Jebel Ali in un enorme ecosistema industriale. Il porto divenne infine il più grande porto artificiale del mondo e il principale hub container degli EAU, collegato con più di 150 porti nel mondo.

I container che arrivano a Jebel Ali possono proseguire all'interno degli EAU verso negozi, fabbriche e cantieri, oppure restare nel porto solo per poco prima di essere trasferiti su un'altra nave. In questo senso Jebel Ali funziona come hub di transito globale, proprio come un grande aeroporto collega i passeggeri tra un volo e l'altro.

Nel 2025 Jebel Ali ha movimentato circa 15,6 milioni di TEU, pari a 15,6 milioni di container standard da venti piedi.

Khalifa Port e la rete di AD Ports Group

Abu Dhabi ha sviluppato il proprio grande hub logistico secondo lo stesso principio: tenere vicini porti, magazzini e produzione industriale. Khalifa Port, aperto nel 2012 tra Abu Dhabi e Dubai, sorge accanto alla zona economica KEZAD ed è una componente centrale della rete di AD Ports Group negli EAU.

Nel 2025 i porti di quella rete hanno movimentato circa 6,6 milioni di TEU, con una crescita di circa il 21 % su base annua. Khalifa Port si distingue anche per ospitare terminal container gestiti da MSC, COSCO e CMA CGM, tre dei maggiori gruppi di spedizioni e logistica al mondo.

La sua infrastruttura si estende ben oltre il fronte del mare. Magazzinaggio, trasporto successivo, procedure doganali e pagamenti sono integrati nel più ampio sistema logistico, mentre Etihad Rail collega Khalifa Port con Fujairah e le aree industriali dell'entroterra.

Energia e Fujairah

L'energia resta un'altra componente fondamentale dell'economia marittima degli EAU. Le petroliere caricano greggio e prodotti raffinati a Ruwais, Jebel Dhanna e nei terminal offshore.

Sulla costa orientale degli EAU, Fujairah ha assunto un ruolo particolarmente importante nello stoccaggio di carburante, nel bunkeraggio e nei servizi marittimi. Circa 12 000 navi utilizzano ogni anno il suo ancoraggio. Il suo vantaggio strategico è geografico: poiché Fujairah si trova fuori dallo Stretto di Hormuz, le navi hanno accesso diretto al Golfo di Oman e quindi all'Oceano Indiano.

Più a nord, Khorfakkan utilizza la stessa costa orientale soprattutto per il traffico container.

Porti specializzati in tutti gli Emirati

Altri Emirati hanno sviluppato porti attorno ai propri punti di forza industriali. A Ras Al Khaimah, Saqr Port movimenta calcare e altri materiali da costruzione provenienti dalle cave dell'emirato. Musaffah supporta le industrie dell'acciaio, della cantieristica navale e dell'offshore di Abu Dhabi.

Nel frattempo, varchi storici come Mina Zayed e Mina Rashid si sono evoluti per accogliere navi da crociera accanto ad altre attività. I porti minori di Ajman e Umm Al Quwain continuano a sostenere il commercio locale.

Esportare competenze

Il know-how creato da questa infrastruttura è diventato esso stesso un settore di esportazione. DP World è passata dalle operazioni portuali negli EAU a una rete logistica internazionale, mentre AD Ports Group opera ora in più di 50 Paesi. Aziende emiratine gestiscono porti, terminal, rotte marittime, magazzini e sistemi doganali digitali ben oltre i confini del Paese.

La vera dimensione di questa infrastruttura è spesso invisibile nella vita quotidiana. Un residente può non vedere mai un container passare per Khalifa Port o una petroliera caricata a Jebel Dhanna. Incontra invece il risultato finale: prodotti freschi al supermercato, un pezzo di ricambio che arriva in una fabbrica, acciaio che raggiunge un cantiere o un prodotto fabbricato negli EAU che inizia il suo viaggio all'estero.

Proprio questa invisibilità dimostra quanto i porti siano integrati nell'economia. Non sono monumenti industriali isolati sulla costa: fanno parte del sistema che mantiene in funzione gli EAU.

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