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Perché Dubai 2040 si legge come il piano di una città globale, non di uno Stato

Il libro The Global City di Saskia Sassen studia New York, Londra e Tokyo e individua tra 100 e 200 città in cui si concentrerà la vita economica. Dubai occupa un posto di rilievo in questo quadro come snodo di transito, ed è per questo che il suo piano urbanistico ha il peso che di solito spetta a un piano nazionale.

Il video è in inglese.

Da quale libro nasce questa chiave di lettura?

The Global City di Saskia Sassen esamina in particolare New York, Londra e Tokyo, usandole come casi di studio per un'argomentazione più ampia su come l'economia mondiale si organizza per il futuro.

Invece di considerare le economie nazionali come unità principale di analisi, Sassen osserva un insieme più ristretto di città specifiche e sostiene che la vita economica globale si concentri progressivamente in un gruppo definito di esse: secondo la sua stima, tra 100 e 200 nel mondo.

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È una lente davvero diversa dal modo in cui si impostano la maggior parte delle analisi economiche e di investimento, che per abitudine continuano a confrontare i Paesi tra loro. Secondo Sassen, il confronto più rilevante sarà sempre più quello tra città specifiche e non tra le nazioni che le contengono.

Quello di Sassen, inoltre, non è un libro di una teoria marginale.

Pubblicato per la prima volta all'inizio degli anni Novanta, The Global City è diventato uno dei testi di riferimento degli studi urbani e della geografia economica.

Il termine «città globale», diffuso in gran parte proprio dal suo lavoro, è oggi usato di routine da urbanisti, economisti e investitori per indicare quel piccolo gruppo di città che pesano ben più del loro Paese in finanza, commercio e talenti.

Il ruolo consolidato di Dubai come crocevia logistico e aeronautico tra Europa, Asia e Africa, costruito in decenni grazie a aeroporto, porti e zone franche, è esattamente il tipo di funzione di snodo di transito descritta dal quadro di Sassen: è in parte per questo che il paragone regge alla verifica e non appare come un linguaggio di marketing preso in prestito per un piano regolatore.

Le città stanno sostituendo gli Stati?

La tesi centrale del lavoro di Sassen è uno spostamento graduale del ruolo dello Stato nell'organizzare l'attività economica, con città e imprese che ne assumono una quota crescente.

In questa lettura, una città non è semplicemente una suddivisione di un'economia nazionale: diventa un attore economico a pieno titolo, che compete e coopera direttamente con altre città nel mondo, a volte più direttamente che con altre regioni del proprio Paese.

Dubai si inserisce in questo quadro con un ruolo specifico: quello di snodo di transito, posizionato geograficamente e logisticamente per collegare i flussi di capitali, commercio e persone tra le altre grandi città globali, e non come puro centro economico interno al servizio dei soli Emirati Arabi Uniti.

Perché il piano di una città può pesare più di quello nazionale?

È la vera premessa per capire perché il piano Dubai 2040 meriti di essere preso sul serio come segnale per gli investitori.

Dubai è una città e non un Paese, eppure, seguendo l'argomentazione di Sassen, la ricerca economica moderna suggerisce sempre più che l'intera economia si stia organizzando attorno a città come questa e non attorno agli Stati nazionali.

Se la tesi regge, il piano di sviluppo di una città può finire per contare più, nelle decisioni di un investitore, del piano di sviluppo più ampio del Paese in cui la città si trova.

Questa riformulazione è davvero utile per chi valuta nello specifico Dubai 2040.

Invece di leggerlo come la mappa delle infrastrutture locali di una singola città, conviene leggerlo come il piano strategico di un attore che compete direttamente con New York, Londra, Singapore e Tokyo per una quota della stessa attività economica globale che Sassen descrive concentrarsi in un numero limitato di città.

Che cosa cambia nel valutare Dubai?

Se Dubai compete davvero al livello delle città globali e non si limita a guidare la propria regione, cambia di conseguenza anche il gruppo di confronto naturale.

Non solo le altre città del Golfo, ma anche il modo in cui New York, Londra e Tokyo hanno tradotto lo status di città globale in valore immobiliare di lungo periodo nel corso dei decenni.

Ognuna di queste città mostra uno schema simile: un afflusso costante di capitali internazionali legato al loro ruolo di veri nodi economici globali, non solo a una crescita locale.

Letti così, gli obiettivi di Dubai 2040 su infrastrutture, connettività e qualità della vita non sono semplice pianificazione municipale: sono lo stesso tipo di posizionamento competitivo in cui ogni altra città dell'elenco di Sassen ha dovuto investire per mantenere nel tempo il proprio status di città globale.

Come uso questa chiave di lettura con i clienti

Quando spiego ai clienti le ragioni di investimento di lungo periodo su Dubai, parto spesso proprio da questa impostazione, perché sposta la conversazione dal confronto di Dubai con le altre città della regione al confronto con New York, Londra e Tokyo.

È uno standard più esigente, ma è anche quello più corretto se la tesi di Sassen su dove sta andando l'attività economica globale si rivelerà giusta.

Spiega anche perché tanta parte del linguaggio di pianificazione di Dubai, con connettività, camminabilità e accessibilità internazionale, riecheggi le stesse priorità perseguite da decenni dalle altre città globali consolidate.

Dubai non sta inventando un nuovo manuale: ne applica uno ben noto, in una fase più precoce del proprio ciclo di vita urbano rispetto a quella in cui si trovavano New York o Londra quando consolidarono il proprio status globale.

Domande frequenti

Di che cosa tratta «The Global City» di Saskia Sassen?

Esamina New York, Londra e Tokyo e sostiene che la vita economica globale si concentri sempre più in un gruppo definito di circa 100-200 città nel mondo, invece di organizzarsi soprattutto attorno agli Stati nazionali.

Che ruolo ha Dubai in questo schema delle città globali?

Dubai è posizionata come snodo di transito: una città che collega i flussi di capitali, commercio e persone tra altre grandi città globali, e non un puro centro economico interno degli Emirati Arabi Uniti.

Perché un piano urbano come Dubai 2040 conta più di quanto sembri?

Se l'attività economica si concentra davvero attorno a specifiche città globali e non alle nazioni, il piano di sviluppo di una città può influire sui risultati degli investimenti più direttamente del piano nazionale più ampio del Paese in cui si trova.

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